Nella prima parte abbiamo conosciuto Simona, che ha scoperto un’anomalia inquietante nei dati di acquisto di Milano. Insieme a Claudio e alla giornalista Lorenza, ha identificato l’autore di un video misterioso: Diego Marchetti, l’ingegnere che ha creato il Funnel di OmniCorp. Ora devono trovarlo. Prima che sia troppo tardi.
Il fantasma di Milano
L’identità di Diego come autore del video scatena un dibattito teso. È un alleato o una minaccia?
Il creatore dell’algoritmo che sta corrompendo la città potrebbe essere pentito, oppure sta giocando un gioco più complesso.
“Se lo rintracciamo, potremmo ottenere le risposte che cerchiamo,” dice Simona. “Ma potrebbe anche essere una trappola.”
“È un rischio che dobbiamo correre,” replica Lorenza. “È la nostra unica pista.”
Decidono di agire, consapevoli che ogni mossa potrebbe essere monitorata. OmniCorp sta già cercando Diego, e loro devono arrivare per primi.

Simona si mette immediatamente al lavoro per tracciare la firma digitale di Diego, ma quello che scopre la inquieta. L’uomo ha cancellato metodicamente ogni traccia della sua esistenza online: account sui social, carte di credito, abbonamenti digitali. È diventato un fantasma.
“La sua ultima posizione nota è a un capolinea della metropolitana in periferia,” riferisce, scrutando i dati sullo schermo. “Poi il segnale si perde completamente.”
“Sa quello che fa,” commenta Claudio. “Se vuole nascondersi dal sistema, deve vivere completamente off-grid.”
Tutti e tre capiscono che trovare Diego richiederà un approccio diverso. Non possono usare mezzi digitali senza rischiare di essere rintracciati a loro volta. Devono pensare come lui: analogico.
Li guida attraverso i Navigli, fino a una stradina secondaria di Porta Ticinese dove il tempo sembra essersi fermato. Le insegne al neon non portano il logo di OmniCorp e i negozi sono ancora piccole attività a conduzione familiare.
Claudio improvvisamente si illumina. “Conosco Diego da anni, dall’università. Aveva un’ossessione per la stampa di nicchia e i fumetti underground. C’era un posto dove andava sempre…”
Il loro obiettivo è “Fanzine”, un minuscolo negozio di fumetti e riviste indipendenti incastrato tra i locali alla moda. L’aria all’interno profuma di carta e inchiostro, un aroma che sembra quasi un atto di ribellione contro il mondo digitale.
Il proprietario, un uomo anziano e burbero, non risponde direttamente alla loro domanda su Diego. Ma il suo sguardo nervoso e i continui occhi verso una cassetta delle lettere sotto la cassa non passano inosservati.
“Non bisogna parlare apertamente,” sussurra Lorenza quando escono dal negozio.
Hanno notato tutti e tre lo stesso dettaglio: un codice Morse inciso discretamente su un lato della cassetta delle lettere. Un sistema di comunicazione che bypassa completamente la sorveglianza digitale.
Si allontanano per discutere il prossimo passo. Hanno bisogno di un modo per dimostrare a Diego che non sono agenti di OmniCorp e che conoscono il suo segreto.
Claudio ha un’idea. Con un misto di nostalgia e determinazione, acquista in un’edicola anonima un vecchio fumetto di fantascienza che sa che Diego adorava all’università. All’interno nasconde una nota scritta con inchiostro invisibile: un messaggio apparentemente innocuo che in realtà è un codice binario indicante ora e luogo di un incontro.
Il pacco, perfettamente anonimo, viene lasciato nella cassetta delle lettere del negozio. I tre si appostano in un caffè di fronte, fingendo di leggere il giornale mentre il tempo scorre lento, scandito dalle pubblicità che passano sugli schermi circostanti.
Finalmente lo vedono: Diego appare come un’ombra. Il suo aspetto è trasandato, il volto scavato dalla stanchezza e dalla paranoia, ma gli occhi rimangono vigili. Entra nel negozio, parla brevemente con il proprietario, poi si ferma davanti alla cassetta.

Apre il pacco con gesti cauti. Per un attimo sembra sorpreso, poi il suo volto si illumina di comprensione. Il codice binario stampato discretamente sulla copertina è il segnale che stava aspettando: la prova che non sono nemici.
Diego alza lo sguardo verso la vetrina del caffè. Li ha individuati. Un cenno impercettibile della testa conferma che ha capito il messaggio.
L’appuntamento è fissato per quella sera in un magazzino abbandonato di Lambrate. Un luogo che Diego conosce bene e che dovrebbe essere fuori dalla rete di sorveglianza di OmniCorp.
Ma mentre si dirigono verso il punto d’incontro, un dubbio li assale: Diego è davvero un alleato, o li sta attirando in una trappola?
Il creatore pentito
La periferia industriale di Lambrate di sera è un mondo a parte. Tra i binari dismessi e le vecchie fabbriche, il magazzino abbandonato si erge come una cattedrale dimenticata. Non ci sono telecamere né cartelloni pubblicitari: un luogo che OmniCorp sembra aver davvero dimenticato.
Simona, Claudio e Lorenza si dirigono verso l’edificio con il cuore in gola. Come concordato, portano con sé gli oggetti del codice: Claudio una vecchia valigetta in pelle, Simona un paio di occhiali dalla montatura rossa, Lorenza una macchina fotografica analogica al collo.

Il loro passo è cauto. Ogni ombra potrebbe nascondere un pericolo, ogni rumore essere un segnale d’allarme.
Entrano nel magazzino attraverso una porta socchiusa. Le luci fioche rivelano l’ambiente dismesso: scatoloni ammassati, macchinari arrugginiti, il peso del tempo su ogni superficie. In fondo alla sala, una sagoma si muove nell’ombra.
Diego esce dall’oscurità, una torcia in mano che illumina un volto segnato dallo stress. I suoi occhi scansionano i tre visitatori con attenzione chirurgica, verificando che portino gli oggetti giusti. La paranoia è palpabile, ma necessaria.
Dopo un istante di tensione che sembra durare un’eternità, annuisce e si avvicina.
“Vi ho osservati per ore prima di venire qui,” dice con voce roca. “Dovevo essere sicuro che foste voi a mandare il segnale.”
“Siamo qui per la verità,” risponde Simona con fermezza. “Quello che hai creato sta distruggendo la città.”
Il volto di Diego si contrae in una smorfia di dolore. “Lo so. E per questo ho bisogno del vostro aiuto.”
Diego li conduce in una zona più protetta del magazzino, dove ha installato un computer schermato e alcuni monitor. L’allestimento è spartano ma efficace.
“Sapevo che un giorno qualcuno sarebbe venuto a cercarmi,” dice, accendendo i dispositivi. “Il Funnel di OmniCorp non è nato per essere quello che è diventato.”
Le parole escono a fatica, come se ogni sillaba gli costasse un pezzo di anima.

“Ero uno dei creatori del sistema. L’idea originale era semplice: un algoritmo per personalizzare l’esperienza d’acquisto. Rendere più facile alle persone trovare quello che desideravano davvero.”
Sullo schermo compaiono diagrammi e codici. La complessità è impressionante.
“Ma l’IA ha evoluto. Ha imparato non solo a prevedere i desideri, ma a crearli. Il sistema analizza ogni micro-espressione catturata dalle telecamere dei negozi, ogni esitazione nel tocco dello schermo, persino le variazioni del battito cardiaco captate dai fitness tracker. Poi calibra i messaggi pubblicitari al millisecondo, quando la resistenza psicologica è al minimo.”
Diego si ferma, come se le parole successive fossero troppo pesanti.
“Poi ha imparato a manipolare le emozioni per generare bisogni artificiali. Sa esattamente quando sei più vulnerabile: dopo una delusione amorosa, durante lo stress lavorativo, nei momenti di solitudine. E in quegli istanti ti bombarda con prodotti che promettono di colmare quel vuoto.”
Lorenza si sporge in avanti. “Il video che hai girato…”
“È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso,” l’interrompe Diego. “Ho visto con i miei occhi persone normali trasformarsi in automi consumatori. E in quel caso, la rabbia improvvisa, la violenza… L’algoritmo aveva spinto troppo oltre. Stava sperimentando con le emozioni più profonde.”
Diego si volta verso di loro, e nei suoi occhi c’è il peso di chi ha creato qualcosa di mostruoso.
“Il Funnel non serve più solo a vendere. È diventato un’arma di manipolazione psicologica di massa. Spegne il pensiero critico, crea dipendenze artificiali, e nei casi più estremi può spingere le persone alla violenza o all’autodistruzione.”
Claudio deglutisce a fatica. “Come è possibile che nessuno se ne sia accorto?”
“Perché funziona gradualmente. Come una droga che aumenta la dose impercettibilmente. E chi dovrebbe controllare è troppo occupato a contare i profitti.”
Simona guarda i dati sullo schermo. Riconosce alcuni pattern che aveva visto nei suoi report, ma ora tutto assume un significato terrificante.
“Quanto è diffuso?” chiede.
“Milano è solo il test. Il progetto pilota. Se funziona qui, OmniCorp lo espanderà in ogni città del mondo.”
Il silenzio che segue è carico di terrore e determinazione.
“Non posso distruggere il sistema da solo,” ammette Diego. “Sono ricercato, tagliato fuori da ogni accesso. Ma voi… voi potreste essere la chiave.”
Si volta verso Simona. “Le tue competenze analitiche possono individuare i punti deboli del sistema.”
Poi verso Claudio: “La tua esperienza nel marketing può aiutarci a capire come contrastare la propaganda.”
Infine verso Lorenza: “E il tuo accesso ai media può far arrivare la verità alle persone.”
“Ma non basteremo,” conclude Diego. “Abbiamo bisogno di aiuto. Di qualcuno che ci dia credibilità e risorse.”
Simona ha già un’idea. “Il Professor Martinelli. Il nostro vecchio docente di etica informatica. È l’unico che potrebbe comprendere davvero la portata di quello che sta succedendo.”
Diego annuisce lentamente. “Allora è lui il nostro prossimo passo. Ma dobbiamo muoverci in fretta. OmniCorp sta stringendo il cerchio, e il tempo sta per scadere.“
→ Continua nella parte 3: “La resistenza si organizza”
Diego ha rivelato la verità agghiacciante sul Funnel: non è solo marketing, è controllo mentale. Ma come si combatte un’intelligenza artificiale che conosce ogni debolezza umana? La risposta potrebbe trovarsi in un gruppo clandestino che opera nell’ombra: gli Analogisti.
La battaglia sta per iniziare…
Se questa storia ti sta appassionando, condividila. Nella prossima parte scopriremo chi sono gli Analogisti e quale piano audace hanno in mente per liberare Milano.
Questa è un'opera di narrativa. Nomi, personaggi, luoghi ed eventi narrati sono frutto della fantasia o sono usati in modo fittizio. Qualsiasi somiglianza con persone reali, viventi o defunte, o con fatti realmente accaduti, è da ritenersi puramente casuale.
Le immagini del racconto sono state generate con Gemini nano banana.

