Il contenuto che hai dimenticato è il tuo prossimo articolo.

Ogni contenuto generato con l’IA può essere riutilizzato. Non lo dico per sentito dire, ma per esperienza diretta.

Ad ottobre 2025 ho creato con Claude, usando un prompt di Interactive Storyteller, la prima bozza di “Zampe libere: il rifugio del cuore”. L’ho accantonata, ci sono tornata dopo settimane, l’ho revisionata con NotebookLM e adesso la sto pubblicando a puntate su Substack. Questo è il mio modo di lavorare: creo qualcosa, lo lascio riposare, ci ritorno con occhi nuovi e spesso lo trasformo in qualcosa di diverso da quello che immaginavo.

Quello che ti racconto oggi è esattamente questo tipo di storia. Solo che stavolta il contenuto di partenza erano cinque disegnini nati per far ridere.

Il punto di partenza

Stavo testando una Gem di Gemini che avevo costruito per generare prompt di immagini personalizzate. Una di quelle sessioni esplorative in cui non sai bene dove stai andando, ma vai lo stesso. Il risultato? Una serie di cinque illustrazioni in matita colorata che raccontano una mia sessione tipica con Gemini.

Immagine 1: L’inizio promettente

Immagine 2: I primi segnali di errori
Immagine 3: Confusione e incomprensione
Immagine 4: Frustrazione e loop di errori
Immagine 5: Esaurimento e fallimento totale

Non le avevo create con un articolo in mente. Le avevo create perchè mi sembrava divertente e perchè stavo imparando a usare meglio lo strumento. Poi le ho archiviate e dimenticate per qualche settimana, fino a quando non le ho caricate come fonti su NotebookLM. Da qui è partita la sorpresa.

Una nota su NotebookLM

Per chi non lo conosce NotebookLM è uno strumento di Google che ti permette di caricare fonti come documenti dal proprio google drive, pdf, link di siti web, link di youtube, audio e immagini, e poi interagire con esse. Si compone di 3 sezioni: Fonti, Chat e Studio. È in quest’ultima che avviene la magia: puoi generare ad esempio infografiche, presentazioni, guide allo studio, podcast; tutto a partire dal materiale che hai caricato.

La scoperta tecnica (quella che non mi aspettavo)

Ho generato due cose: un’infografica senza fornire nessun prompt specifico, e una presentazione chiedendo esplicitamente di usare le immagini delle fonti.

Risultato: nella presentazione le immagini originali appaiono direttamente nelle slide; invece nell’infografica non ci sono riuscita, NotebookLM ha reinterpretato il contenuto visivamente, ma senza riportare le immagini che avevo caricato.

Cosa ha letto l’IA nelle mie illustrazioni

Nella chat ho chiesto la descrizione delle immagini e i prompt usati per la realizzazione

L’IA ha riconosciuto immediatamente la sequenza narrativa: cinque scene che raccontano il deterioramento progressivo di una sessione di lavoro con un’IA, dall’entusiamo iniziale fino all’esaurimento totale. Ha identificato la protagonista, ha seguito la progressione emotiva attraverso la luce della stanza, la postura, le espressioni. Ha persino notato che la tazza di caffè scompare nelle scene. Mi ha poi restituito i prompt che secondo la sua analisi, avrei potuto usare per generare ciascuna immagine, ricostruendo il percorso a ritroso, dall’illustrazione al prompt.

La vera sorpresa è arrivata con la presentazione.

Quando NotebookLM ha trasformato i miei disegni in un caso studio

La presentazione non si è limitata a descrivere le immagini. Le ha interpretate. Ha dato alle cinque fasi dei nomi tecnici che io non avevo pianificato, costruendo un arco narrativo scandito da orari — dalle 09:00 alle 23:15 — come se stesse raccontando una giornata lavorativa andata storta.

Lascia che ti guidi slide per slide attraverso quello che ha costruito, perché ogni passaggio merita un commento.

La copertina già dice tutto: “Collaborare con l’IA: Tra Efficienza e Frustrazione — Un caso studio visivo sul ciclo emotivo dell’adozione tecnologica.” Parole sue, non mie. A partire da cinque disegnini scherzosi.

La seconda slide introduce subito una chiave di lettura che io non avevo esplicitato da nessuna parte: la relazione con l’IA come negoziazione costante, non come delega passiva. “La promessa della bacchetta magica vs. la realtà del prompting.”

Poi inizia l’arco narrativo vero e proprio, scandito come un diario di lavoro:

Ore 09:00 — La fase luna di miele. Stato dell’utente: ottimismo, focus, energia mentale alta. Stato dell’IA: contesto pulito, allucinazioni assenti. Risultato: il feedback positivo crea un rilascio di dopamina, l’utente sente di avere un superpotere. Tutto vero. Tutto riconoscibile.

Ore 12:30 — Ignorare i segnali di allarme. L’effetto del successo mattutino porta l’utente a leggere tra le righe, correggendo mentalmente gli errori dell’IA invece di fermarsi. La lezione scritta in questa slide: non confondere la velocità di generazione con l’accuratezza del contenuto.

Ore 15:45 — La perdita del contesto. La context window si satura. L’IA non riesce più a collegare i nuovi prompt alle istruzioni iniziali. Il flusso di lavoro si interrompe e l’utente è costretto a spiegare di nuovo concetti già stabiliti. Si passa dalla creazione alla correzione.

Ore 19:20 — La fallacia dei costi irrecuperabili. Questo è il punto in cui normalmente si insiste, sperando di sbloccare l’IA nello stesso thread. NotebookLM lo chiama con il suo nome tecnico corretto: continuare a investire tempo in una sessione ormai compromessa invece di ricominciare da capo.

Ore 23:15 — Burnout digitale. Stato finale: esaurimento cognitivo dell’utente, incoerenza totale della macchina. E una nota che trovo preziosa: l’IA non si stanca, ma si “rompe”. L’utente si stanca e perde lucidità. Quello che era iniziato come un acceleratore di produttività è diventato un buco nero di tempo.

Poi arriva la slide“Anatomia del fallimento” con tre cause identificate: sovraccarico del contesto, prompt drift, mancanza di supervisione. Una diagnosi che vale per moltissime sessioni di lavoro con l’IA, non solo per quella raccontata nei miei disegnini.

Seguono le strategie di uscita: reset tattico (se l’IA sbaglia due volte di fila, apri una nuova chat), prompt modulari (suddividi i compiti complessi in step discreti), fattore umano (l’IA è il motore, tu sei il volante).

E infine questa. La chiusura della presentazione:

“L’IA deve liberare il tuo tempo, non occupare la tua notte.”

Potrei stamparla e appenderla sopra il computer.

La riflessione finale

Quello che ho imparato da questo esperimento si divide in due livelli.

Il primo è pratico: NotebookLM sa leggere le immagini in modo sorprendentemente sofisticato. Non le descrive soltanto, le interpreta, costruisce narrazioni, identifica pattern emotivi e strutturali. Se hai immagini, anche create per gioco, vale la pena caricarle e vedere cosa succede.

Il secondo è più ampio: ogni contenuto che crei ha un potenziale futuro che non puoi prevedere al momento della creazione. Queste illustrazioni erano nate come un esperimento privato, quasi uno sfogo umoristico. Sono diventate fonti per un’analisi, poi per una presentazione, poi per questo articolo. Esattamente come “Zampe libere: il rifugio del cuore” era nato come una bozza di sessione interattiva ed è diventato un racconto a puntate su Substack.

Non serve una strategia perfetta. Serve la curiosità di creare e l’abitudine di non buttare via quello che produci, anche quando sembra inutile. A volte questo basta.

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